L’efficacia nel giudizio tributario della sentenza assolutoria del GIP
di Avv. Pierfilippo Pompei

Cassazione: il giudicato penale non vincola il giudice tributario se pronunciato in udienza preliminare

Con l’ordinanza n. 1148/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in materia di rapporti tra giudizio penale e tributario. Secondo la nuova disciplina introdotta dall’art. 21-bis del D. Lgs. n. 74/2000, modificato dal d.lgs. n. 87/2024, la sentenza pronunciata dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) al termine dell’udienza preliminare non vincola il giudice tributario, anche se recante le formule “il fatto non sussiste” o “l’imputato non lo ha commesso”.

La norma in questione stabilisce che solo una sentenza irrevocabile di assoluzione, pronunciata in dibattimento con le suddette formule, può acquisire efficacia di giudicato nel processo tributario, purché riferita al medesimo soggetto e agli stessi fatti materiali in contestazione.

Il caso di specie

La vicenda trae origine da una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza nel 2014 nei confronti di una società italiana attiva nell’import/export con imprese di diritto statunitense, ungherese e italiano. Gli accertamenti si sono conclusi con la contestazione della presunta inesistenza oggettiva delle operazioni commerciali di acquisto e vendita, che secondo l’Ufficio sarebbero state meramente fittizie.

In sede di appello, il giudice aveva respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, rilevando l’assenza di prove idonee a supportare le contestazioni e valorizzando la sentenza penale definitiva del Tribunale che aveva assolto il legale rappresentante della società contribuente con la formula “perché il fatto non sussiste”.

L’Ufficio ha quindi impugnato la pronuncia in Cassazione, sollevando la questione della rilevanza della decisione penale nel contesto tributario.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte, richiamando l’art. 21-bis del d.lgs. n. 74/2000, ha ribadito che la regola dell’efficacia di giudicato si applica solo alle sentenze di assoluzione pronunciate in dibattimento. Se tali formule assolutorie vengono utilizzate in sede di udienza preliminare, la decisione non può vincolare il giudice tributario.

La ratio di tale distinzione risiede nel diverso rigore valutativo richiesto nei due ambiti: il dibattimento penale consente infatti un riesame approfondito delle prove raccolte durante le indagini preliminari, mentre l’udienza preliminare ha una funzione più limitata.

In base a questa considerazione, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Erario, ritenendo che la sentenza del GIP, pur attestando l’insussistenza del reato, non fosse sufficiente a determinare automaticamente la decisione nel processo tributario.

Conseguenze pratiche

La pronuncia della Suprema Corte ribadisce l’importanza di un’autonoma valutazione delle prove nel giudizio tributario. Pur potendo considerare la sentenza penale come elemento di prova, il giudice tributario non può limitarsi a un mero recepimento delle sue conclusioni, ma deve condurre un’attenta e indipendente analisi dei fatti. In questo modo, l’ordinamento evita un acritico rinvio alle risultanze del processo penale, assicurando maggiore autonomia e coerenza al sistema della giustizia tributaria.

Pubblicato il

02 / 03 / 2025

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